Il dibattito sulla sostenibilità marina è stato il protagonista dell’Aperitivo Scientifico che si è tenuto giovedì 9 aprile alle ore 18:30 a Fano, presso il bar “Al J” di Marina dei Cesari. L’incontro, intitolato “Esiste la pesca sostenibile?”, è stato guidato dalla Dott.ssa Sara Biancardi. Davanti a un pubblico attento, l’appuntamento ha offerto un’importante occasione di confronto per esplorare come le nostre scelte quotidiane possano fare la differenza per il futuro degli ecosistemi marini.


Lo stato dei nostri mari e il concetto di sostenibilità
Secondo il report del 2024 della FAO (The State of World Fisheries and Aquaculture), la produzione ittica globale ha raggiunto i 185 milioni di tonnellate nel 2022, segnando un aumento del 4,4% rispetto al 2020. Questa imponente cifra è divisa quasi a metà: il 49% (94 milioni di tonnellate) proviene dall’acquacoltura e il 51% (91 milioni di tonnellate) dalla pesca catturata in natura.
In questo scenario, parlare di sostenibilità diventa fondamentale.
Ma cosa significa esattamente?
Una pesca si definisce sostenibile quando permette alle popolazioni di pesci di mantenere la propria capacità di riprodursi, riducendo al minimo l’impatto sugli habitat e sugli ecosistemi circostanti. I fattori in gioco sono molti e vanno dalla gestione biologica della risorsa alle tecnologie utilizzate a bordo.
Gli attrezzi da pesca: l’importanza della selettività
Non tutti i metodi di cattura hanno lo stesso impatto ambientale. Possiamo dividere le attrezzature in due grandi categorie:
- Attrezzi a basso impatto: strumenti altamente selettivi come le nasse, le trappole selettive e le reti da posta consentono di catturare specie specifiche, riducendo le catture accidentali.
- Attrezzi non selettivi (o a bassa selettività): le reti a strascico catturano indistintamente tutto ciò che si trova lungo la loro traiettoria risultando fortemente impattanti per i fondali marini.
Per assicurare un futuro alle risorse ittiche è necessario rispettare precisi criteri biologici e gestionali: i pesci devono avere il tempo di riprodursi prima della cattura, il prelievo non deve superare il tasso di rinnovo naturale della popolazione e occorre evitare le specie già minacciate o sovra-sfruttate. Questo si traduce nel rispetto delle quote di cattura, delle taglie minime, dei periodi di fermo biologico e delle aree protette, il tutto supportato da monitoraggi scientifici costanti.
Orientarsi con le Zone FAO
Un pilastro fondamentale della sostenibilità è la tracciabilità dal mare al piatto. Essa rappresenta l’arma principale per combattere la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (definita pesca IUU), un fenomeno globale che sottrae ogni anno ai mari tra gli 11 e i 26 milioni di tonnellate di pescato, minacciando la biodiversità e la salute degli oceani. Per tracciare l’origine del pesce, il globo è stato suddiviso in macro-aree denominate Zone FAO mondiali.
Se focalizziamo l’attenzione sui prodotti del Mar Mediterraneo, la mappa di riferimento diventa quella delle Zone FAO mediterranee, identificate complessivamente dal numero 37. Questa macro-area è a sua volta dettagliata in sotto-zone (come la 1.1, 1.2, 1.3 nel Mediterraneo occidentale; la 2.1 e 2.2 nel Mediterraneo centrale nel quale l’Italia è compresa; fino alle zone 3.1, 3.2 e alle aree del Mar Nero 4.1, 4.2, 4.3). Imparare a leggere questi numeri sul banco della pescheria o sulle etichette è il primo passo per capire da dove arriva esattamente ciò che stiamo per mangiare.

Vasta scelta al banco del pesce: ma cosa stiamo comprando?
Quando ci troviamo davanti al bancone della pescheria, sorge spesso un dubbio spontaneo: quale pesce stiamo comprando davvero? Molti pesci vengono venduti in tranci, privati di testa, pinne e pelle (come lo spinarolo). Questa modalità di presentazione rende i prodotti estremamente simili tra loro all’occhio del consumatore non esperto, confondendo pesci ossei comuni con specie ben più vulnerabili.
Il rischio concreto è quello di acquistare inconsapevolmente carne di squalo. Riconoscere uno squalo da un pesce osseo direttamente in pescheria è di vitale importanza: gli squali figurano infatti tra gli organismi marini più vulnerabili del Mar Mediterraneo. Prestare attenzione all’anatomia del trancio e pretendere la massima chiarezza è un dovere ecologico per evitare di alimentare il mercato di specie a forte rischio di estinzione.


Le buone pratiche per un consumo consapevole
Per supportare concretamente la salute del mare, la Dott.ssa Biancardi suggerisce 5 regole d’oro da applicare regolarmente durante la spesa:
- Acquista locale: preferisci il pescato a chilometro zero proveniente dalle sotto-zone del nostro mare.
- Leggi l’etichetta del pesce: verifica sempre la zona FAO d’origine e il metodo di cattura.
- Fai acquisti di stagione: rispetta i cicli biologici riproduttivi delle specie marine.
- Compra il pesce povero: diversifica le specie portate in tavola, riducendo la pressione sui grandi predatori o sulle specie più commerciali.
- Informati sugli attrezzi da pesca: scegli, quando possibile, prodotti catturati con attrezzi selettivi a basso impatto ambientale.


