Voci della Terra e del Mare: Se la Scienza e la Fede si incontrano nella “Casa Comune”

Che cosa hanno in comune il libro della Genesi, la teoria dell’evoluzione di Darwin, i batteri e la tutela degli oceani? Molto più di quanto si possa immaginare. Nella splendida cornice della Chiesa di Santa Maria del Porto a Pesaro, si è tenuto un incontro speciale che ha gettato un ponte inedito tra spiritualità e biologia. Al centro del dibattito, le parole dell’Enciclica Laudato sì di Papa Francesco, sviscerate e arricchite dal punto di vista del Prof. Ferdinando Boero, zoologo, naturalista e divulgatore.

L’evento, impreziosito dalle letture recitate di Lucia Ferrati per l’associazione “Le Voci dei Libri”, ha dimostrato come oggi scienza e religione non siano più nemiche, ma alleate fondamentali per la salvaguardia del pianeta. Come evidenziato dal Prof. Boero, per la prima volta nella storia un’autorità papale ha invitato espressamente a studiare il funzionamento scientifico degli ecosistemi per proteggerne la biodiversità.

I fondamenti biblici dell’Ecologia: da Adamo a Noè

Il viaggio del Prof. Boero è iniziato proprio dai testi sacri, riletti sotto una lente squisitamente ecologica. Nella Genesi, il primo compito affidato ad Adamo è quello di “dare il nome agli animali”. Nominare significa conoscere: è l’atto di nascita della biodiversità. Un lavoro, quello di censire le specie, che gli zoologi portano avanti ancora oggi. Basti pensare che a fronte di circa 10 milioni di specie sollecitate sul pianeta, la scienza ne ha classificate solo 2 milioni.

Anche la metafora dell’Arca di Noè nasconde una profonda verità scientifica: l’interdipendenza. L’ordine di salvare una coppia di ogni animale simboleggia il fatto che la nostra stessa sopravvivenza come specie dipende inestricabilmente dalla conservazione di tutte le altre.

Il “Frutto Proibito” e la cacciata dall’Eden… in mare

In questa ecologia integrale, la figura di San Francesco d’Assisi emerge come modello intramontabile, capace di unire fede e cura della natura. Ma l’equilibrio richiede il rispetto dei limiti. Il Prof. Boero ha reinterpretato il concetto di “frutto proibito” non come limite alla conoscenza, bensì come limite all’uso indiscriminato delle risorse della Terra.

L’infrazione di questo limite ha portato l’umanità a trasformarsi: da cacciatori-raccoglitori a coltivatori e allevatori, costretti a “spremere” la natura sulla terraferma già migliaia di anni fa. La novità drammatica, tuttavia, riguarda il mare. Se sulla terra consumiamo prodotti quasi interamente coltivati o allevati, in mare siamo ancora cacciatori-raccoglitori. La pesca industriale e la sovrapesca stanno portando a una vera e propria “cacciata dall’Eden marittimo”, spingendoci verso l’acquacoltura di specie carnivore (come spigole e salmoni), una pratica purtroppo irresponsabile e insostenibile.

L’importanza degli “umili”: dai batteri ai copepodi

Un ecosistema non è fatto solo di grandi mammiferi o foreste visibili. Il Prof. Boero ha offerto un’interessante nota di approfondimento scientifico alla stessa Laudato sì: l’enciclica, nel descrivere la natura, omette inizialmente i batteri. Eppure sono proprio questi organismi “umili” a riciclare la materia organica, rendendo possibili la vita e la rigenerazione dei nutrienti (essendo microrganismi eterotrofi, Boero suggerisce persino che sarebbe più corretto parlare di “fauna batterica” anziché di flora).

Lo stesso accade negli oceani, che rappresentano oltre il 90% dello spazio vitale del pianeta. Qui la base della vita è microscopica: il fitoplancton produce l’energia, e i piccoli crostacei chiamati copepodi la trasferiscono ai pesci più grandi. I copepodi sono, a tutti gli effetti, tra gli animali più importanti per il funzionamento del pianeta, anche se la scuola e i media spesso li dimenticano.

Una proposta per il futuro: l’Ecologia nell’ora di Religione

I bambini nascono con una curiosità innata verso il mondo vivente – quella che Edward Wilson definiva“biofilia”. Purtroppo, i sistemi scolastici tendono spesso a soffocare questa attrazione concentrandosi esclusivamente su concetti astratti.

Per curare questa frattura culturale, il Prof. Boero ha lanciato una proposta provocatoria ma affascinante: portare lo studio dell’ecologia all’interno dell’ora di religione, dalla prima elementare fino all’ultimo anno di liceo. Sfruttando la spinta della Laudato sì e offrendo una formazione adeguata ai docenti, l’ora di religione potrebbe diventare lo spazio ideale per insegnare il rispetto e la comprensione scientifica della nostra “casa comune”.

L’approccio umile alla complessità

Già Charles Darwin, ne L’origine delle specie, metteva a confronto la semplicità delle leggi fisiche con l’incredibile e indescrivibile complessità delle interazioni biologiche all’interno di un ecosistema. Non esistono formule magiche per spiegare la vita.

L’incontro si è concluso con un appello all’umiltà e alla corresponsabilità. Solo unendo il rigore della scienza e la spinta morale e spirituale della fede potremo sperare di garantire un futuro sostenibile alle prossime generazioni.

Nota per i lettori: per chi volesse approfondire questi temi, a luglio uscirà il nuovo libro del Prof. Boero, intitolato “Le piume di Darwin”, che riparte proprio dalle intuizioni di Darwin per esplorare il delicato confine tra fisica ed etologia.

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