Alla scoperta dell’ignoto marino: un viaggio “Dall’abisso alla coscienza ecologica” a Villa Molaroni

Venerdì 26 giugno, la splendida cornice del Giardino di Villa Molaroni a Pesaro ha ospitato un appuntamento imperdibile per gli amanti del nostro Pianeta Blu, organizzato con il patrocinio e la collaborazione della nostra associazione, Fano Università del Mare Odv (FANO UNIMAR).

L’evento, intitolato “VOCI DELLA TERRA E DEL MARE – Rileggere i grandi libri della natura”, ha preso spunto dalle pagine de Il libro del mare di Morten A. Strøksnes. Ad accompagnare il pubblico in questo viaggio tra “Mare, Mistero e la Ricerca del Sé” sono stati l’esperta Emanuela Fanelli (biologa marina della UNIVPM) e il moderatore Filippo Bargnesi (Ph.D. presso la Marche Polytechnic University), impreziositi dalle letture suggestive di Lucia Ferrati (Le Voci dei Libri). La caccia al leggendario squalo della Groenlandia raccontata nel libro è diventata così il pretesto perfetto per un’indagine urgente sulla salute dei nostri oceani.

I misteri degli abissi e il fascino incompreso degli squali Il nostro mare è un universo in gran parte ancora da scoprire. Emanuela Fanelli ha ricordato come, fino al 1977, si credesse che la vita potesse esistere solo in presenza di luce solare. La scoperta delle hydrothermal vents (sorgenti idrotermali profonde) ha svelato interi ecosistemi basati sulla chemiosintesi, capaci di prosperare grazie all’energia chimica in assenza di luce, rivelando oltre 800 nuove specie da allora. Abbiamo inoltre imparato che gli abissi non sono un mondo oscuro e spaventoso: la maggior parte degli organismi profondi è in grado di emettere luce (bioluminescenza) per comunicare e riprodursi, come accade per i lantern sharks.

I grandi protagonisti della serata sono stati però gli squali. Questi animali, presenti sulla Terra da ben 450 milioni di anni (ancor prima della comparsa delle piante terrestri), sono sopravvissuti a innumerevoli ere glaciali ed estinzioni di massa grazie a una struttura corporea ed evolutiva di straordinario successo. Tuttavia, oggi vivono un momento critico.

Le minacce: tra sesta estinzione di massa, pesca intensiva e riscaldamento globale Ci troviamo nel bel mezzo della “sesta estinzione di massa”, causata questa volta dall’impatto umano. Fanelli ha spiegato che gli squali sono estremamente vulnerabili perché crescono lentamente e fanno pochi cuccioli. Oltre alla pesca diretta (come la barbara pratica del finning), la vera piaga è il bycatch (la cattura accidentale) durante la pesca di specie come tonno e pesce spada.

A questo proposito, la professoressa Fanelli coordina un importante progetto europeo, il Progetto Prometeus, che mira a ridurre le catture accidentali di squali nel Mediterraneo. Sfruttando le “Ampolle di Lorenzini” (gli organi elettrorecettori presenti sul muso degli squali), i ricercatori applicano dei magneti agli attrezzi da pesca che disturbano il campo elettromagnetico percepito dall’animale, allontanandolo ed evitando che abbocchi o rimanga impigliato.

Un altro tema cruciale affrontato è stato l’impatto distruttivo della pesca a strascico profonda. Che si tratti delle monumentali barriere coralline d’acqua fredda in Norvegia o dei meravigliosi coralli bianchi nel Canyon di Dohrn davanti a Napoli, il passaggio delle pesanti reti distrugge in pochi secondi ecosistemi millenari. A ciò si unisce il dramma del cambiamento climatico, tangibile anche da noi: Fanelli ha riportato l’allarmante dato del mare Adriatico che ha raggiunto temperature di 28°C già a giugno, causando la morte massiva dei nostri amati “moscioli”.

La resilienza della natura e il ruolo delle Aree Marine Protette Nonostante il quadro preoccupante, la serata ha lanciato forti messaggi di speranza. Filippo Bargnesi ha evidenziato l’assoluta necessità di incrementare le Aree Marine Protette, dato che nel Nord Adriatico siamo attualmente sotto l’1% di superficie tutelata. L’esempio virtuoso della Fossa di Pomo, un’area di restrizione alla pesca che ha permesso ai naselli dell’Adriatico di tornare a riprodursi, dimostra che quando l’ambiente viene tutelato, le risorse ittiche si riprendono.

“Se alla natura le si dà una possibilità, ci pensa lei”, ha affermato Bargnesi. Ne sono prova il ritorno nidificatore di rari falchi nel vicino Parco del San Bartolo grazie alla tutela dell’area, o le meravigliose orche che sono tornate a popolare lo Stretto di Gibilterra seguendo le rotte dei tonni, le cui popolazioni sono in ripresa grazie a una gestione più sostenibile delle quote di pesca.

Cosa possiamo fare noi? Le regole per un consumo consapevole Il cambiamento passa anche per le nostre tavole. Rispondendo alle domande del pubblico, Emanuela Fanelli ha fornito consigli preziosi per noi consumatori:

  • Consumare pesce a Km0 e della “piccola pesca”: Scegliere specie locali (come mormore e triglie) aiuta l’ambiente e sostiene i piccoli pescatori.
  • Leggere bene l’etichetta: Assicurarsi che il pesce provenga dalle nostre zone cercando la sigla GSA17, che identifica l’area del Mar Adriatico.
  • Evitare i predatori apicali: Limitare drasticamente il consumo di specie come tonno e pesce spada (e il sushi commerciale a basso costo). Oltre a essere stock sovrasfruttati, accumulano alti livelli di metalli pesanti come il mercurio, risultando dannosi anche per la nostra salute.

La serata si è conclusa con una profonda riflessione: il mare ci regala scoperte quotidiane e meraviglie inaspettate. Conoscerle da vicino, superando paure irrazionali come quelle verso gli squali, è il primo passo per innamorarsene e, conseguentemente, per iniziare a proteggerle.

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