La mia Australia

Quando 60 Milioni di Anni di Isolamento Creano la Meraviglia (e l’Estinzione).

Relazione tenuta dal Dott. Federico Betti, zoologo marino dell’Università di Genova, in occasione di un aperitivo scientifico organizzato da Fano Università del Mare.

L’Isolamento Geologico: Una Ricetta per l’Unicità

Per capire l’unicità della fauna australiana, dobbiamo guardare alla sua storia geologica. Circa 100 milioni di anni fa, prima ancora della comparsa del Tirannosauro, l’Australia si separò dal supercontinente Gondwana insieme all’Antartide. Mentre l’Antartide migrava verso sud in condizioni estreme, l’Australia è rimasta isolata da tutto il resto per gli ultimi 60 milioni di anni.

Questo isolamento prolungato ha permesso all’evoluzione di procedere in modo divergente, generando una concentrazione altissima di endemismi, ovvero specie che si trovano esclusivamente in quel continente.

  • A terra, l’endemismo è sbalorditivo: l’80% dei mammiferi e il 90% dei rettili sono esclusivi dell’Australia.
  • In mare, le stime sono più difficili, ma la diversità è immensa. Si contano almeno 25.000 specie di invertebrati marini (come molluschi e crostacei), e si stima che migliaia di queste siano endemiche.
  • Per i pesci, su 4.700 specie censite, circa il 20% è endemico.

Il Sud Australia: Il Cuore dell’Endemismo

È interessante notare che l’endemismo è basso lungo la Grande Barriera Corallina, poiché le specie tropicali sono spesso condivise con il Triangolo dei Coralli (Indonesia, Filippine).

Tuttavia, la costa meridionale dell’Australia (caratterizzata da acque fredde, torbide, mosse e ad alto idrodinamismo) è più isolata da tutto il resto. Questo ambiente ostico, ma ricco di nutrienti, non ha simili nelle vicinanze. Di conseguenza, gli animali che popolano il Sud Australia sono quasi tutti endemici.

Morfologie Straordinarie: L’Evoluzione all’Opera

È proprio nelle acque fredde e scure del sud che l’evoluzione ha plasmato adattamenti estremi, spesso incentrati sulla necessità di camuffamento (criptismo).

1. Lo Squalo Tappeto (Orectolobus maculatus)

Nelle foreste sottomarine di alghe brune (kelp) di Sydney, l’ambiente buio e torbido ospita un predatore da agguato unico: lo Squalo Tappeto.

  • Il nome scientifico Orectolobus si traduce come “lunghi lobi”, riferendosi alle escrescenze frangiate che circondano il suo corpo piatto, servendo a mascherare la bocca.
  • Per perfezionare il camuffamento, anche i suoi occhi sono nascosti da una plica cutanea, lasciando solo una minuscola fessura per la visione. In questo modo, le prede non riescono a distinguere il contorno del predatore che aspetta appiattito sul fondale.

2. I Draghi di Mare: L’Arte del Finto Sforzo

Nelle acque di luoghi pristini come Kangaroo Island, si trova il magnifico Drago di Mare Foglioso (Phycodurus eques), una specie endemica.

  • Parente dei cavallucci marini, è più grande (fino a 40 cm) e mobile. Il suo corpo è coperto di appendici simili ad alghe e nuota nella colonna d’acqua.
  • La sua mobilità è affidata a pinne pettorali e dorsali praticamente invisibili, dando l’impressione che l’animale “fluttui” senza alcuno sforzo tra le fronde di Sargassi.

Più a sud, in Tasmania, nelle foreste di kelp ancora più fitte, vive il suo cugino, il Drago di Mare Algoso (Phyllopteryx taeniolatus), dove la necessità di criptismo è ugualmente estrema. Nei draghi di mare, come nei cavallucci, è il maschio che si occupa della cova, trasportando le uova fecondate sul ventre fino al termine dello sviluppo.

3. I Pesci con le Mani (Brachionichthys hirsutus)

Il caso più estremo di adattamento all’isolamento si trova nella Tasmania, un luogo di “super isolamento”. Lì vive il Pesce con le Mani, un pesce così unico da appartenere alla famiglia dei Brachionitidi, che era composta da 17 specie tutte esclusive di Tasmania e delle coste adiacenti.

  • Il nome Brachionictis significa letteralmente “pesce con la mano”.
  • Questi pesci non sanno nuotare. Invece, usano le loro pinne pettorali tozze e massicce, che ricordano braccia e mani, per camminare e trascinarsi sul fondo fangoso degli estuari.
  • Sono predatori d’agguato e, come le rane pescatrici, usano un’esca (illicio), sebbene minuscola, per attirare le prede, probabilmente più per via olfattiva che visiva.

Una Nota Agrodolce: La Minaccia dell’Uomo

Nonostante la loro resilienza evolutiva, i Brachionitidi sono estremamente minacciati d’estinzione a causa del loro areale di distribuzione molto ridotto, che li rende facilmente impattabili.

Purtroppo, l’estinzione è una realtà anche in mare. Un altro pesce con le mani della stessa famiglia si è estinto, ed è stato il primo pesce marino ad essere ufficialmente dichiarato estinto. Si ritiene che sia stato vittima delle conseguenze indirette della pesca a strascico, che arava i fondali e portava via gli organismi sessili (come le vongole) su cui questi pesci deponevano le uova.

Oltre alla pressione derivante dalle attività umane (come sversamenti e pesca), anche il riscaldamento climatico rappresenta una minaccia costante e pressante per questi ecosistemi unici.

Sono in corso progetti di conservazione che prevedono l’impianto di strutture artificiali per la deposizione delle uova, con la speranza che le 16 specie rimanenti possano continuare il loro straordinario percorso evolutivo nonostante la crescente pressione antropica.

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