Studenti di Gubbio in visita a Fano: dalla montagna al mare per la citizen-science 

La mattina del 12 marzo, la spiaggia di Baia del Re a Fano si è trasformata in un campo di raccolta dati per 80 studenti dell’IIS G. Mazzatinti di Gubbio. I ragazzi delle quattro classi coinvolte nel progetto “Adriatic Conservancy” hanno messo in pratica le nozioni apprese durante le lezioni teoriche, applicando i protocolli di rimozione attiva dei rifiuti e di monitoraggio della biodiversità costiera.

Raccolta rifiuti con Clean Swell: un risultato eccezionale 

Gli studenti si sono impegnati inizialmente nella pulizia della spiaggia, unendo l’azione civica all’uso della tecnologia. Utilizzando l’applicazione Clean Swell di Ocean Conservancy, i giovani cittadini scienziati hanno censito i rifiuti in tempo reale durante la raccolta. Grazie a un lavoro di squadra estremamente efficiente, in circa 55 minuti sono stati rimossi ben 340 kg di materiali. In totale, sono stati catalogati oltre 630 singoli oggetti: un dato che testimonia non solo l’impegno dei partecipanti, ma anche la gravità dell’inquinamento sulle nostre coste.

Monitoraggio MAC-Emerso: documentare l’impatto umano 

Successivamente, ha avuto luogo l’attività di monitoraggio scientifico “MAC-Emerso”, un protocollo di Reef Check Italia volto a raccogliere dati sulla biodiversità tramite campionamento visivo in “quadrati” 50×50. 

Armati di fogli di lavoro e strumentazione specifica, i ragazzi hanno analizzato i 25 sotto-quadrati dell’area di campionamento alla ricerca di tracce di vita marina. Nonostante siano state individuate alcune uova di razza e diverse alghe rosse e verdi, le evidenze biologiche sono state purtroppo limitate. 

Tale fenomeno è probabilmente dovuto all’impatto antropico diretto sull’habitat costiero. Nella spiaggia, infatti, sono state rilevate chiare tracce di mezzi meccanici (come ruspe), utilizzati sistematicamente per livellare l’arenile e renderlo balneabile. Queste operazioni di pulizia e movimentazione del sedimento alterano drasticamente la linea di costa e distruggono le micro-nicchie ecologiche necessarie alla fauna locale.

Ancora più determinante, però, è la ridotta produttività del mare antistante. L’ecosistema risulta visibilmente depauperato a causa di due fattori critici:

  • Prelievo di risorse non sostenibile: Un’attività di pesca e raccolta eccessiva ha compromesso la capacità di rigenerazione delle specie marine, riducendo la complessità della catena alimentare.
  • Alterazione dell’ecosistema: La presenza di scogliere frangiflutti, pur essendo funzionali alla protezione della spiaggia dall’erosione, agisce come una barriera fisica che modifica il naturale idrodinamismo e il trasporto dei sedimenti. Queste strutture alterano il regime delle correnti e la qualità dell’acqua, scoraggiando l’insediamento di specie stanziali e riducendo la biodiversità che, in condizioni naturali, dovrebbe caratterizzare l’area.

Il protocollo “MAC-Emerso”, pur evidenziando una scarsità di reperti, ha quindi fornito un dato fondamentale: lo stato di salute dell’area è il risultato di un conflitto tra le esigenze di fruizione turistica e la resilienza biologica dell’ambiente marino.

L’uscita si è rivelata dunque un’importante occasione di osservazione diretta dei danni causati dall’uomo, ispirando gli studenti a diventare parte attiva nel cambiamento per la salvaguardia degli ecosistemi marini.

Visita al DIDAMAR, l’acquario del Fano Marine Center 

La giornata si è conclusa con una visita guidata al DIDAMAR. Qui gli studenti hanno potuto scoprire da vicino la straordinaria biodiversità del Mar Adriatico, un’esperienza fondamentale per comprendere la ricchezza delle coste marchigiane e l’urgenza di adottare misure di conservazione per gli organismi che le popolano.

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