Oltre le barriere: lingue e scienza per la salvaguardia del nostro mare

Il progetto “Adriatic Conservancy” di Fano Università del Mare amplia il proprio raggio d’azione coinvolgendo studenti e docenti dell’ IES Astrabudua BHI di Erandio (Bilbao, Spagna), ospiti delle classi 2B e 2E del Liceo Linguistico T.Mamiani di Pesaro per uno scambio Erasmus+. 

Le lezioni teoriche sono state tenute in inglese e spagnolo da tre studenti del corso di Laurea Magistrale in Marine Biology dell’Università Politecnica delle Marche; questo approccio ha facilitato la comprensione degli argomenti da parte di tutti i partecipanti, abbattendo le barriere linguistiche e culturali. 

La spiaggia come registratore naturale

Marzia Gasparini ha introdotto il progetto illustrando come le attività didattiche e sul campo forniscano ai ragazzi le basi per diventare “scienziati cittadini” attivi nella tutela dell’ecosistema costiero adriatico. 

Successivamente, sono state analizzate le variabili chimico-fisiche che determinano la formazione e l’evoluzione del litorale (maree, apporti fluviali, moto ondoso, venti e correnti), approfondendo poi le diverse tipologie di habitat costieri locali. 

Gli alunni si sono concentrati sui processi di formazione delle coste sabbiose, comprendendo come le spiagge possano testimoniare non solo quali individui popolano il Mar Adriatico, ma anche la storia geologica del territorio. 

Biodiversità e conservazione

Grazie all’intervento di Rafael Martínez-Cañavate Gutiérrez, l’audience ha potuto apprendere concetti scientifici anche in spagnolo. 

Il focus della lezione si è quindi spostato sulle “specie obiettivo ASPEH” (progetto Erasmus+ per la protezione di specie costiere minacciate).

Tra queste, la Posidonia oceanica è una pianta marina che sostiene interi ecosistemi incrementando la biodiversità locale. 

La tartaruga comune (Caretta caretta) frequenta il Mar Adriatico per alimentarsi e riprodursi, ma è spesso vittima di by-catch, rischiando lesioni o la morte nelle reti da pesca.

Il fratino (Anarhynchus alexandrinus) è un uccello marino che depone le uova sulla sabbia, esponendo i nidi alla pressione del turismo balneare. 

Infine, la moretta tabaccata (Aythya nyroca) è protetta a livello internazionale poiché minacciata da inquinamento, caccia e perdita di habitat. 

L’attenzione si è poi rivolta agli organismi che popolano i fondali sabbiosi, adattatisi a un ambiente apparentemente spoglio. 

Bivalvi, gasteropodi, echinodermi, vermi ma anche cefalopodi, pesci ossei e cartilaginei sono stati i protagonisti del documentario “Deserti abitati” di Claudio Valerio e Davide De Benedictis, realizzato in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche.

Link YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=Y8lOHMv3atE

Protocolli di monitoraggio e strumenti digitali 

Sara Cerri e Marzia Gasparini hanno poi illustrato i protocolli per monitorare la biodiversità costiera locale e l’ impatto antropico che ne minaccia la conservazione. 

Tra questi, il protocollo di citizen science “MAC-Emerso” (Reef Check Italia) permette di valutare lo stato di conservazione degli ecosistemi costieri tramite l’utilizzo di quadrati utili al censimento degli organismi spiaggiati sulla fascia di accumulo.

iNaturalist è un social network per l’identificazione delle specie locali tramite intelligenza artificiale e validazione di esperti attivi sulla piattaforma, al fine di creare un database globale di dati utili alla ricerca scientifica. 

Clean Swell (Ocean Conservancy), app per monitorare le attività di pulizia (clean-up) svolte globalmente sia a terra che in mare, permette di valutare il grado di impatto ambientale locale e proporre soluzioni volte a ridurlo. 

L’uscita sul campo 

Venerdì 24 aprile, presso la spiaggia di Fiorenzuola di Focara nel Parco Naturale del Monte San Bartolo, gli studenti hanno applicato i protocolli appresi.

Sulla riva è stata rinvenuta un’ abbondante quantità di alghe verdi e rosse essiccate; rari i ritrovamenti animali (uova di razza e pochi gasteropodi), a fronte di una netta prevalenza di rifiuti quali polistirolo, plastica, reti, e calzature. 

Collaborando in piccoli gruppi e comunicando in lingua, gli alunni hanno lavorato con sinergia per raccogliere dati utili alla scienza, operando come veri “scienziati cittadini”. L’esperienza ha accresciuto la loro consapevolezza sulla biodiversità dell’ Adriatico e su come l’abbandono dei rifiuti trasformi le spiagge in silenziosi testimoni della perdita ambientale e della crescente urbanizzazione. 

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