Adriatic Conservancy: il mare arriva a scuola, anche lontano dalla costa

Al Liceo Scientifico “G. Mazzatinti” di Gubbio prende avvio il primo appuntamento della quarta edizione del progetto

Con la presentazione del primo incontro al Liceo Scientifico “G. Mazzatinti” di Gubbio (PG) si apre un nuovo capitolo di Adriatic Conservancy, progetto giunto alla quarta edizione e dedicato alla conoscenza e alla tutela dell’ecosistema costiero e del Mare Adriatico. La scelta di coinvolgere un istituto situato fuori dal territorio costiero non è un dettaglio logistico, ma un messaggio preciso: la salute del mare non riguarda solo chi vive sulla riva, perché le cause e le conseguenze delle pressioni ambientali attraversano territori, bacini idrografici e comunità.

L’obiettivo dell’iniziativa è portare dentro le aule strumenti, dati e linguaggi della conservazione: non una sensibilizzazione generica, ma un percorso che mette al centro consapevolezza, metodo scientifico e partecipazione attiva. Per gli studenti di Gubbio significa avvicinarsi a un ambiente che può sembrare distante, ma che in realtà è connesso alle scelte quotidiane di tutti: consumo di plastica, gestione dei rifiuti, scarichi, uso di detergenti e microfibre, pratiche agricole e industriali. Ciò che accade “a monte” finisce spesso “a valle”, e il mare è uno dei principali punti di arrivo.

Un progetto che unisce aula, campo e restituzione pubblica

Adriatic Conservancy è strutturato in un percorso che integra apprendimento teorico e attività operative. Il programma prevede tre fasi:

  • Lezioni in aula: un ciclo di tre incontri per introdurre l’ecosistema della spiaggia, le sue caratteristiche fisiche e biologiche, e soprattutto le principali minacce che ne compromettono l’equilibrio.
  • Attività pratiche: applicazione sul campo di protocolli di monitoraggio ambientale e di catalogazione dei rifiuti e della biodiversità.
  • Convegno finale: momento di sintesi e confronto, in cui gli studenti presentano i dati raccolti e dialogano con ricercatori, esperti e decisori.

Questo impianto è importante perché trasforma i ragazzi da “spettatori” a protagonisti: imparano come si costruisce un dato, come si documenta un fenomeno, come si interpreta un risultato e come lo si comunica in modo utile alla comunità.

Dalla citizen science alla responsabilità: gli strumenti del monitoraggio

Un elemento qualificante del progetto è l’uso di protocolli e piattaforme che rendono la ricerca replicabile e condivisibile, favorendo una rete di scuole e territori:

  • MAC Emerso, per valutare lo stato di salute delle spiagge attraverso parametri fisici, biologici e pressioni antropiche;
  • Clean Swell, applicazione per tracciare e catalogare i rifiuti raccolti;
  • iNaturalist, piattaforma di citizen science per documentare la biodiversità;
  • Guardiani delle Acque, percorso che estende l’attenzione dalla costa ai corsi d’acqua, puntando sul monitoraggio della qualità delle acque e sulle connessioni tra fiumi, foci e mare.

Per una scuola interna come il “Mazzatinti”, questo approccio è particolarmente efficace: permette di leggere la relazione tra territorio e mare attraverso il filo conduttore dell’acqua e dei flussi—materiali e invisibili—che trasportano nutrienti, contaminanti e microplastiche.

Minacce costiere, cause diffuse: perché riguarda tutti

Le pressioni sugli ambienti marini costieri non sono un problema locale. L’inquinamento che si manifesta sulla costa spesso nasce lontano: nella gestione impropria dei rifiuti, nelle reti fognarie, nei prodotti usa e getta, nella dispersione di plastiche leggere, nei residui industriali e nelle pratiche agricole intensive. Il progetto mette in evidenza questa catena di responsabilità: l’entroterra incide sulla costa, e la costa restituisce effetti che tornano all’intero sistema (biodiversità, salute, economia, sicurezza alimentare).

Non si tratta soltanto di “sporcizia visibile”. Nel mare arrivano anche sostanze che non si vedono: microframmenti, additivi, residui chimici, nutrienti in eccesso che possono alterare gli equilibri ecologici. In un bacino come l’Adriatico—semi-chiuso e fortemente antropizzato—questi impatti possono essere amplificati e più difficili da smaltire nel tempo.

Cambiamento climatico e migrazioni: la nuova geografia delle crisi

Tra i temi che oggi non possono essere separati dall’educazione ambientale c’è quello delle migrazioni legate al cambiamento climatico. L’aumento della frequenza di eventi estremi, la siccità, l’innalzamento del livello del mare e l’erosione costiera possono rendere alcune aree sempre meno abitabili, spingendo popolazioni a spostarsi. È un fenomeno che riguarda il Mediterraneo e, più in generale, molte regioni del mondo: quando l’equilibrio ambientale si rompe, cambiano anche le condizioni sociali, economiche e geopolitiche.

Parallelamente, “migrazioni” e spostamenti riguardano anche le specie: il riscaldamento delle acque modifica la distribuzione di organismi marini, la stagionalità di alcune presenze e la disponibilità di risorse. Questo produce effetti a catena sulla biodiversità e sulle attività umane connesse al mare (pesca, turismo, gestione delle aree protette). Portare questi temi in una scuola dell’entroterra significa chiarire che il clima non è un problema “di altri” e che le conseguenze non restano confinate dove iniziano.

Formare competenze, non solo sensibilità

L’avvio del percorso al “Mazzatinti” ha dunque un valore doppio: culturale e formativo. Da un lato, costruisce una consapevolezza informata sul mare come bene comune; dall’altro, offre agli studenti un’esperienza concreta di metodo scientifico, lavoro per obiettivi, raccolta e gestione di dati, comunicazione dei risultati. Il progetto, inoltre, crea occasioni di dialogo con il mondo della ricerca e con chi prende decisioni pubbliche, mostrando come la conoscenza possa diventare base per politiche e comportamenti più efficaci.

Un messaggio chiaro: la tutela del mare comincia anche lontano dal mare

Il primo appuntamento a Gubbio, in questo senso, è più di una presentazione: è un invito a riconoscere che ogni territorio è parte di un sistema unico. Ridurre gli sprechi, differenziare correttamente, limitare la dispersione di plastica e microfibre, prestare attenzione a ciò che finisce negli scarichi, scegliere pratiche più sostenibili: sono gesti che, sommati, incidono davvero.

Adriatic Conservancy porta ai ragazzi un’idea semplice e impegnativa: il mare non è “altrove”. È una responsabilità comune, e la sua tutela passa anche dalle scelte quotidiane di chi vive lontano dalla costa.

Adriatic Conservancy è parte del progetto ordinario ASPEH – Adriatic SPEcies and Habitats of coastal areas, finanziato dal programma Interreg Italia-Croazia 2021-2027, mira ad affrontare la perdita di biodiversità definendo strumenti e strategie comuni per preservare il patrimonio naturale e il paesaggio nell’area adriatica, con priorità per le specie e gli habitat comuni protetti dalle direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE.