BE THE WAVE: L’ONDA DEL CAMBIAMENTO

Anche quest’anno, in occasione del Fano Ocean Action, l’associazione FanoUniMar, impegnata nella tutela del mare attraverso progetti di citizen science aperti a cittadini di ogni età, ha riunito alcune tra le principali realtà ambientaliste italiane.

L’incontro, dedicato all’obiettivo condiviso di salvaguardare gli ecosistemi terrestri e marini, ha permesso ai rappresentanti di ogni associazione di esprimere pareri e di presentare progetti in atto volti a contrastare la grande crisi ambientale che minaccia il Pianeta ad oggi.

L’evento si è svolto sabato 2 agosto presso il Fano Marine Center, polo di ricerca nato dalla collaborazione tra le Università di Bologna, Urbino e Ancona (Univpm), la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e l’Istituto CNR-IRBIM. Il centro ospita ricercatori e docenti da tutto il mondo, ma anche cittadini curiosi di conoscere la biodiversità del Mar Adriatico. La visita all’acquario didattico DIDAMAR ha arricchito la giornata, permettendo ai partecipanti di osservare da vicino alcune delle specie che popolano queste acque e comprendere l’importanza di strategie concrete per la loro conservazione.

Unire le forze per il 30×30

Le associazioni presenti condividono un traguardo preciso: proteggere almeno il 30% dei mari entro il 2030, obiettivo promosso dalla Commissione Europea nell’ambito del Green Deal. Per raggiungerlo, la divulgazione scientifica e l’educazione ambientale diventano strumenti chiave. Coinvolgere i cittadini significa trasformarli in protagonisti del cambiamento, capaci di contribuire alla rigenerazione degli ecosistemi di cui facciamo parte.

Marevivo

Massimiliano Falleri ha presentato i progetti di Marevivo, associazione che può contare ad oggi su oltre 4.000 volontari. Le attività spaziano dall’educazione ambientale nelle scuole alla pulizia di spiagge e fondali, fino a uscite in barca a vela, canoa o kayak e operazioni subacquee di recupero rifiuti. Di particolare rilievo la campagna Blue Fishers, che ha permesso ai pescatori di Viareggio di sostituire 2.300 cassette di polistirolo monouso con contenitori riutilizzabili in polipropilene, evitando la produzione di oltre 35.000 cassette usa e getta. Un passo importante, considerando che in Italia ogni anno se ne impiegano circa 50 milioni, con la dispersione nell’ambiente di oltre 14.000 tonnellate di polistirolo.

Sea Shepherd

I volontari di Sea Shepherd Emilia-Romagna hanno mostrato immagini e video delle loro missioni in mare e a terra, volte a contrastare la pesca illegale e proteggere specie vulnerabili del Mediterraneo. Tra le attività: la lotta al mercato nero di anguille, la sorveglianza dei siti di nidificazione della tartaruga marina, la rimozione di attrezzature da pesca abbandonate e il contenimento dell’inquinamento da plastica.

Legambiente Marche

Marco Ciarulli ha ricordato che, per quanto riguarda l’istituzione di aree marine protette, “siamo ancora all’anno zero”. Ha ribadito quindi la necessità urgente di proteggere almeno il 30% delle coste italiane entro il 2030, sollecitando la politica a basare le proprie decisioni sui dati scientifici e ad adottare misure concrete e coerenti.

Federazione Nazionale Pro Natura

Mauro Furlani ha illustrato la lunga storia della Federazione, attiva dal 1948 e inizialmente concentrata sugli ambienti montani della Valle d’Aosta. Oggi l’attenzione della Federazione si estende anche a ecosistemi costieri e marini,  in quanto sono strettamente interconnessi con quelli terrestri. Le attività di educazione ambientale svolte dai soci della Federazione coinvolgono persone di ogni età, comprese le scuole.

MedReact

Azzurra Bastari ha presentato il lavoro di MedReact sulle Fisheries Restricted Areas (FRA), zone in cui la pesca è limitata per favorire il recupero delle popolazioni ittiche. I risultati in Adriatico mostrano che, su 15 stock valutati dalla Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo, 7 hanno registrato un miglioramento del rapporto stato/sfruttamento, segno che una gestione attenta può restituire vitalità agli ecosistemi.

Greenpeace

Alessandro Giannì ha sottolineato l’importanza di potenziare le aree marine protette del Mediterraneo e di opporsi con decisione al deep sea mining, lo sfruttamento minerario dei fondali profondi, pratica sostenuta dal governo italiano ma estremamente dannosa per gli ecosistemi abissali.

Reef Check

Il professor Massimo Ponti (Università di Bologna) ha illustrato le attività di Reef Check Italia, che spaziano dal monitoraggio della biodiversità marina tramite il protocollo MAC-Emerso, al restauro di habitat costieri. Tra i progetti attivi: LIFE NatuReef, interreg MAPA, PANTHER e BRAIN, tutti realizzati grazie al coinvolgimento di subacquei volontari.

Promotori del Parco Marino del Piceno

Massimo Rossi, presidente dell’associazione nata nel 2021, ha denunciato il rischio concreto di trasformare l’Adriatico in una “pozzanghera”, ossia in un “mare privo di vita”, a seguito del sovrasfruttamento delle sue risorse. Ha invitato quindi i cittadini a non restare in silenzio davanti a scelte politiche poco coerenti con le vere esigenze ambientali.

CNR – Istituto di Scienze Marine

Elena Gissi ha presentato l’utilità della pianificazione spaziale marittima con approccio ecosistemico, strumento che suddivide le aree marine in zone destinate a specifici usi, incluse quelle protette, garantendo un equilibrio tra sviluppo economico e tutela ambientale.

Un futuro ancora possibile

A chiudere l’incontro, il professor Carlo Cerrano (Univpm), presidente di FanoUniMar, ha ricordato che il nostro benessere dipende direttamente dalla salute degli ecosistemi. Per questo motivo la perdita di biodiversità compromette servizi essenziali per la vita umana. Il messaggio è chiaro: siamo ancora in tempo per cambiare le sorti del nostro Pianeta, ma occorre ascoltare la scienza e adottare decisioni politiche coraggiose e sostenibili. A riguardo, la Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito per la prima volta che gli Stati abbiano obblighi legati alla salvaguardia degli ecosistemi e alla riduzione delle emissioni di gas serra, con lo scopo di contrastare il cambiamento climatico. Questa decisione accende speranza, dato che potrebbe influenzare le politiche nazionali nell’attuare scelte più sostenibili, per un futuro in cui il mare continui a essere fonte di vita. 

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