Alla ricerca degli ultimi squali bianchi del Mar Mediterraneo

Predatore al vertice della catena alimentare e figura chiave per la salute degli ecosistemi marini, il grande squalo bianco è oggi una presenza sempre più rara nel Mar Mediterraneo. Ma perché questa specie iconica è così difficile da avvistare? E in quali aree si concentra ancora la sua presenza?

By Bernard DUPONT from FRANCE – Great White Shark (Carcharodon carcharias), CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=56467033

A queste domande hanno risposto gli esperti Francesco Ferretti (Virginia Tech University) e Chiara Gambardella (Ph.D. Candidate, UNIVPM-SZN) durante l’incontro pubblico tenutosi giovedì 17 luglio presso la Sede Sub Tridente di Pesaro, durante il quale sono stati presentati i risultati di un importante progetto di ricerca dedicato proprio al grande squalo bianco nel Mediterraneo.

Un viaggio tra dati storici e nuove tecnologie

Per ricostruire la distribuzione attuale di questo predatore apicale, i ricercatori hanno utilizzato tecnologie avanzate come il campionamento di DNA ambientale e videocamere collegate ad esche posizionate in aree ricche di prede. Grazie a questi strumenti, è stato possibile identificare alcuni hotspot di presenza dello squalo bianco, tra cui il Canale di Sicilia, le isole Egadi, Pantelleria, Lampedusa, Malta e le coste tunisine.

Analizzando questi dati insieme a documentazioni storiche che risalgono a 160 anni fa, è emerso che la popolazione di squali bianchi nel Mediterraneo si è ridotta tra il 50% e il 90% in molte aree. Una diminuzione drastica, legata a pressioni sempre più intense come la pesca industriale, il by-catch (cattura accidentale), l’inquinamento e il turismo su una specie longeva e poco feconda, quindi molto vulnerabile. Basti pensare che da gennaio 2025 a oggi, solo in Tunisia sono stati pescati circa trenta esemplari di squalo bianco, un numero insostenibile per la sopravvivenza della specie.

Il ruolo del grande predatore nel delicato equilibrio ecosistemico

“Il mare è una rete di relazioni tra esseri viventi”, ha spiegato Chiara Gambardella, “e se si sfalda anche un solo punto della rete, l’intero sistema rischia di crollare”.

Gli squali bianchi svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’equilibrio dell’ecosistema marino: regolano le popolazioni di altre specie e impediscono squilibri nella rete trofica. Un esempio concreto? Lo squalo bianco, predatore generalista, si nutre di molte specie diverse, evitando così la sovrappopolazione di una singola categoria di pesci. Al contrario, lo squalo mako, più selettivo, dipende da un numero limitato di prede. Questo dimostra non solo come specie simili possano convivere nello stesso habitat, ma anche quali siano i punti deboli e le esigenze specifiche di ciascuna.

Shark Pulse: la citizen-science al servizio del mare

La ricerca scientifica non si ferma alla raccolta dei dati: è fondamentale comunicare i risultati al pubblico per creare consapevolezza. Capire il ruolo degli squali e delle altre specie marine ci aiuta a riconoscere il nostro ruolo all’interno della rete della vita e a comprendere quanto sia fragile e prezioso l’equilibrio degli ecosistemi marini. E un esempio sull’importanza di coinvolgere i cittadini nella ricerca è il progetto Shark Pulse, nato per raccogliere dati sulla presenza degli elasmobranchi (squali e razze) nelle diverse aree del Pianeta. L’applicazione permette di caricare foto di squali scattate in mare e, grazie all’intelligenza artificiale, il sistema identifica la specie, registra luogo, data e ora dell’avvistamento, contribuendo così a formare una mappa globale della loro distribuzione.

Ad oggi sono stati raccolti oltre 92.000 avvistamenti, coprendo circa il 45% delle specie conosciute di pesci cartilaginei. Anche nel Mediterraneo queste segnalazioni stanno ampliando le nostre conoscenze, confermando la presenza di squali in zone dove si pensava fossero scomparsi, incluso il grande squalo bianco.

Perché dobbiamo proteggere il grande squalo bianco?

Nonostante la consapevolezza che il grande squalo bianco abita i mari che bagnano le nostre terre spaventi ancora gran parte della popolazione, è importante comprendere che questo grande pelagico è in realtà un elemento essenziale per il buon funzionamento del mare. La sua conservazione non riguarda solo la salvaguardia di una specie, ma la tutela dell’intero ecosistema marino.

Proteggere lo squalo bianco significa proteggere la biodiversità, la pesca sostenibile, e il nostro stesso futuro. Per questo è fondamentale continuare a studiarlo, monitorarne la presenza, ridurre le minacce e coinvolgere i cittadini nella ricerca scientifica. 

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