Fano, 29 maggio 2026 — L’Auditorium del Fano Marine Center ha ospitato la quarta edizione di Adriatic Conservancy, l’iniziativa promossa da Fano Università del Mare nell’ambito del progetto europeo ASPEH (Adriatic Species and Habitats of coastal areas), finanziato dal Programma di Cooperazione Trasfrontaliera Italia-Croazia. Una mattinata intensa, ricca di dati, racconti e visioni sul futuro del nostro mare.

Un progetto che cresce
Ad aprire i lavori è stato Gianfranco Rossi, direttore scientifico di Fano Università del Mare, con una notizia destinata a cambiare la scala dell’iniziativa: Adriatic Conservancy è un progetto che ha grandi ambizioni, tra cui quella di compiere un salto da dimensione locale a multicontinentale, testimoniando il valore e la credibilità costruiti in questi anni.
L’assessore all’ambiente del Comune di Fano, Loretta Manocchi, ha introdotto i lavori sottolineando l’importanza della sensibilizzazione ambientale e rivolgendo un appello diretto ai giovani: adottare comportamenti responsabili è oggi una scelta civile, prima ancora che ecologica.
Più di 500 studenti sul campo
Negli ultimi dodici mesi hanno partecipato al progetto oltre 500 studenti delle scuole superiori di Pesaro, Fano, Senigallia, Civitanova Marche e Gubbio. Non semplici spettatori: ricercatori sul campo, con protocolli scientifici, app di monitoraggio e dati reali.
Buone notizie sulla salute del fiume Metauro dalle analisi effettuate dagli studenti del G.A.R.A., nuovo percorso di studi del Polo3 di Fano che forma figure specializzate nella tutela delle risorse idriche e nella riqualificazione ecologica. Gli studenti “guardiani delle acque”, così denominati dal nome del protocollo utilizzato, per il secondo anno consecutivo, hanno scandagliato tre punti analisi fondamentali: fiume Metauro, foce e mare Adriatico antistante, in tre diversi periodi dell’anno. Il risultato è una valutazione positiva perché le analisi di torbidità, pH, salinità, nitrati, fosfati e temperatura non hanno evidenziato cambiamenti significativi rispetto al passato. “Le acque analizzate sono in buona salute” hanno esultato i ragazzi impegnati nel progetto Adriatic Conservancy a conclusione del loro intervento.
Gli studenti del Liceo Enrico Medi di Senigallia hanno raccontato la loro esperienza di campionamento sulle spiagge con le app iNaturalist e CleanSwell: su 800 metri di litorale, un gruppo di cinque ragazzi ha raccolto 156 oggetti, il 75% dei quali in plastica (tappi, bottiglie) e il 20% costituito da attrezzature da pesca abbandonate. Hanno utilizzato il protocollo MAC-Emerso, lo stesso adottato dai ricercatori professionisti.
Ancora più impressionante il dato del polo liceale Mazzatinti di Gubbio: su appena 0,6 chilometri di spiaggia a Fosso Sejore, a Fano, un’area costiera strategica per valutare l’impatto antropico e lo stato di salute dell’ecosistema adriatico, gli studenti hanno raccolto 995 oggetti per un totale di 180 kg di rifiuti, in gran parte plastica e polistirolo. Numeri che raccontano molto di più di qualsiasi slide. Utilizzata l’app CleanSwell per la catalogazione delle tipologie e del numero dei rifiuti e l’app iNaturalist per il caricamento delle immagini
Gli studenti delle classi 2N e 2O del Liceo Leonardo da Vinci di Civitanova Marche, guidati dalle docenti Nadia Campanari e Donatella Venturi hanno partecipato all’Adriatic Conservancy 2026 con una ricerca condotta alla Riserva Naturale della Sentina, area protetta di 177 ettari alla foce del Tronto, tra le ultime zone umide adriatiche, con oltre 450 specie botaniche e 140 specie di uccelli migratori. Il 7 maggio, insieme a una delegazione Erasmus+ di 13 studenti francesi dalla Bretagna, hanno effettuato un clean-up sulla spiaggia della riserva, catalogando i rifiuti con l’app CleanSwell e monitorando la biodiversità con il protocollo MAC-Emerso e l’app iNaturalist. Il dato più significativo emerso riguarda le calze da mitilicoltura che rappresentano l’80% dei rifiuti Tra gli altri rifiuti trovati spiccavano siringhe, flaconi di farmaci e gomme d’auto, probabilmente trasportati dal vicino fiume Tronto: una conferma di come l’inquinamento stradale e fluviale arrivi inevitabilmente in mare.
Il Liceo G. Marconi di Pesaro ha realizzato un progetto di monitoraggio della spiaggia di Fiorenzuola di Focara, nell’ambito del corso complementare di biologia ed ecologia marina. Le uscite si sono svolte l’11 e il 17 aprile, coinvolgendo tutti gli studenti del corso. Sono stati applicati tre protocolli: il MAC Emerso (quadrati di 50×50 cm sulla fascia di accumulo), iNaturalist e CleanSwell. La spiaggia, situata all’interno del Parco San Bartolo, è libera da concessioni e conserva una buona naturalità.
Il materiale più abbondante trovato è di tipo vegetale, in particolare legname e resti di alghe, mentre tra la fauna predominano molluschi e crostacei. Quest’anno è stato avvistato per la prima volta un riccio di mare, e documentata una tartaruga Caretta caretta, specie rara e protetta. Le fanerogame marine, habitat protetto, sono state rilevate ancora una volta anche se in quantità ridotta.
Tramite iNaturalist sono state identificate 20 specie diverse, mentre con CleanSwell sono stati raccolti 5.485 rifiuti nel 2026, in aumento rispetto ai 4.879 del 2025 e ai 2.539 del 2024. La principale fonte di inquinamento è legata alla pesca (reti, polistirolo), seguita dai rifiuti turistici. La situazione non è migliorata nel tempo, e il progetto propone interventi mirati sia per il settore della pesca che per il turismo balneare.
La scienza: quattro finestre sul mare che cambia
Il mare si surriscalda — e le conseguenze sono già qui
Torcuato Pulido Mantas dell’Università Politecnica delle Marche ha presentato il fenomeno delle Marine Heat Waves, ondate di calore marino sempre più intense e frequenti. Nel 2024, ad Ancona, è stata registrata una temperatura di 31°C a 8-9 metri di profondità: un dato che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato impossibile. Questi eventi causano morie di massa di organismi come gorgonie, spugne e bivalvi, e favoriscono l’espansione di specie aliene e invasive — dalla Rapana venosa fino al pesce leone — con effetti profondi sugli ecosistemi e sulla pesca adriatica.
I contaminanti che non vediamo
La professoressa Maura Benedetti ha aperto una finestra su una minaccia meno visibile ma altrettanto grave: i contaminanti emergenti. Nel 2025, 7 dei 9 limiti planetari sono stati superati, incluso quello relativo ai nuovi composti chimici. Microplastiche, farmaci e sostanze perfluoroalchiliche si diffondono in concentrazioni basse ma pericolose negli ecosistemi acquatici. La buona notizia: la ricerca sta trasformando queste minacce in opportunità, con progetti come Solding che convertono la plastica in energia, e biosensori capaci di rilevare contaminanti in tempo reale.
Il viaggio dell’acqua
Anna Annibaldi, ricercatrice del Fano Marine Center e docente all’Università Politecnica delle Marche, ha guidato il pubblico in un “viaggio dell’acqua” che parte dai nostri consumi quotidiani — moda, tecnologia, materie prime — e arriva al mare, mostrando come ogni scelta terrestre abbia conseguenze marine. Ha segnalato rischi emergenti spesso trascurati, come le nanoparticelle, e l’impatto ambientale nascosto di prodotti percepiti come “verdi”, tra cui le auto elettriche. Il modello di sostenibilità da cui trarre ispirazione? Le missioni spaziali, dove il riutilizzo totale delle risorse non è una scelta, ma una necessità.
Guardiani delle acque: i cittadini come strumenti di ricerca
Sara Cerri di Fano Università del Mare ha presentato il progetto di citizen science “Guardiani delle acque”: studenti e cittadini che monitorano stagionalmente la qualità dell’acqua — temperatura, pH, salinità, nitrati, fosfati, torbidità — lungo il continuum fiume-foce-mare, con campionamenti già attivi in tre punti della foce del Metauro. I dati, raccolti con kit semplici e futuramente con app dedicate per smartphone, confluiscono in una piattaforma web open data sviluppata da Gianluca Mei. Nato a Fano con la classe 2ªK del IIS Polo3 (indirizzo GARA), il progetto punta ad espandersi in Italia e all’estero.
La Lectio Magistralis: la scienza come un’orchestra

A chiudere la mattinata è stato il professor Ferdinando Boero, uno dei massimi esperti di biologia marina a livello internazionale, con una lectio magistralis che ha toccato questioni ben più ampie della biologia. La scienza, ha spiegato, assomiglia a un’orchestra: la comprensione del mondo emerge dalla sintesi di tante piccole note suonate da discipline diverse. L’oceano — che costituisce oltre il 90% dello spazio vitale del pianeta — segue leggi ecologiche di equilibrio e limite che l’economia umana, fondata sulla crescita infinita, tende a ignorare. Un monito chiaro: il capitale economico non può espandersi erodendo il capitale naturale senza conseguenze irreversibili.
Cosa rimane
Il convegno si è chiuso con un dato che pesa: nelle Marche, il consumo di suolo costiero è quasi il doppio della media nazionale. Di fronte all’obiettivo europeo “30×30” — proteggere il 30% del territorio terrestre e marino entro il 2030 — c’è ancora molto da fare.
Le proposte emerse sono concrete: campagne informative, cartelli esplicativi sulle spiagge, coinvolgimento delle scuole elementari e medie, conservazione di tratti di costa allo stato naturale. E soprattutto: portare il tema dell’inquinamento marino anche nelle aule delle scuole dell’entroterra, perché il mare è un problema globale, non solo di chi ci abita accanto.
Adriatic Conservancy 2026 — prossima tappa: il mondo.




















