Venerdì 27 febbraio 2026, la splendida cornice di Santa Maria del Gonfalone a Fano ha ospitato un incontro di profonda riflessione e dialogo: “Voci della Terra e del Mare – Rileggere i grandi libri della natura”. L’evento, nato dalla proficua collaborazione tra il Circolo Bianchini, Fano Unimar ODV (Università del Mare) e La Lupus in Fabula, ha registrato una partecipazione attenta e partecipe, segno di una crescente sensibilità verso le tematiche ambientali e sistemiche.

Al centro della serata è stato il monumentale lavoro di Fritjof Capra e Pier Luigi Luisi, “VITA e NATURA – Una visione sistemica”. Il dibattito ha visto protagonisti due relatori di eccezione: Carlo Cerrano, zoologo dell’UNIVPM, e Filippo Martelli, fisico dell’UNIURB, accompagnati dalle letture espressive di Lucia Ferrati di “Le Voci dei Libri”.
Dal mondo-macchina alla rete della vita
Il cuore del dialogo ha riguardato il passaggio da una visione riduzionista della realtà a una visione sistemica. Come ricordato durante l’incontro, per secoli, a partire da giganti come Galileo, Cartesio e Newton, abbiamo guardato all’universo come a una macchina composta di parti isolate. Tuttavia, la scienza contemporanea — dalla fisica quantistica alla biologia — ci sta dimostrando che il mondo materiale è una rete inseparabile di relazioni,.
Filippo Martelli ha evidenziato come, persino nella fisica newtoniana, esistesse già il concetto di interazione attraverso la gravità, ma è con la meccanica quantistica che l’idea di “oggetti isolati” crolla definitivamente: a livello subatomico, la materia mostra “tendenze ad esistere” ed è l’insieme a determinare il comportamento delle parti.
L’ecologia come “sapienza della natura”
Dal punto di vista biologico, Carlo Cerrano ha illustrato come la vita stessa sia autopoiesi, ovvero una fabbrica che si rigenera costantemente dall’interno. La biodiversità non è un semplice elenco di specie, ma una trama di relazioni. Per spiegare questo concetto, Cerrano ha utilizzato la potente metafora di un maglione: se iniziamo a far saltare i punti (le specie), la struttura intera perde funzione e significato fino a disfarsi.
Un esempio straordinario di questa interconnessione è quello delle barriere coralline, dove la simbiosi tra animali e vegetali permette la vita anche in “deserti” oceanici privi di nutrienti. Questo modello di cooperazione, e non solo di competizione, è ciò che dovremmo imitare per i nostri sistemi sociali.
Oltre la crescita quantitativa: verso la sostenibilità qualitativa
Un punto cruciale della discussione è stato il superamento del concetto di crescita economica illimitata. Citando Capra, si è parlato di crescita qualitativa: in natura, nulla cresce per sempre; i sistemi viventi crescono in complessità, raffinatezza e maturità, riciclando continuamente le risorse in cicli chiusi. Al contrario, i nostri sistemi industriali sono lineari (risorse-prodotti-rifiuti), un modello che si scontra inevitabilmente con la ciclicità della biosfera.
Una sfida culturale: l’eco-alfabetizzazione
La conclusione dell’incontro ha lanciato un appello urgente alla formazione ecologica. Per cambiare rotta, non basta la tecnologia: serve una rivoluzione culturale. “O noi insegniamo l’ecologia a tutti, dall’asilo all’università, o non avremo le basi culturali per prendere le decisioni giuste”, ha sottolineato Cerrano.
La sfida è quella di passare dalla diffidenza alla collaborazione, creando una “grande alleanza” tra scienza, cittadinanza, etica e spiritualità per proteggere la nostra casa comune.
Ringraziamo tutti i partecipanti per aver reso questo incontro un momento di autentica condivisione e consapevolezza. Vi aspettiamo ai prossimi appuntamenti della rassegna per continuare a esplorare insieme le voci della nostra Terra e del nostro Mare.
