ANCHE I PESCI SOFFRONO IL CALDO

I mari più caldi potrebbero annebbiare i loro cervelli

pomacentridae

Uno studio condotto dall’Università Federale di Rio Grande do Norte di Natal (Brasile) e pubblicato questo mese dal giornale “PeerJ”, ha messo in luce che le temperature elevate, conseguenza dei cambiamenti climatici, stanno avendo sorprendenti contraccolpi sulle abilità cognitive della fauna ittica, soprattutto nelle aree tropicali.

I ricercatori di una università brasiliana – scrive il Corriere della Sera nel suo inserto Clima- hanno misurato le capacità mnestico-cognitive degli animali in rapporto a tre differenti intervalli di temperature massime delle acque: vivendo a 30-32 gradi alcuni pesci sembrano perdere la memoria e la capacità di ricordare percorsi vitali per la loro sopravvivenza

Prendendo in esame tre gruppi distinti di pesci damigella (Acanthochromis polyacanthus), per due settimane, i ricercatori hanno misurato le capacità mnestico-cognitive degli animali in rapporto a tre differenti intervalli di temperature: il primo banco di pesci è stato sottoposto ad un ambiente 30-30,5 °C (riscaldamento moderato); il secondo a 31,5-32,0 °C (riscaldamento elevato); il terzo a 28-28,5 °C (temperature normali). Tutti i gruppi sono stati quindi addestrati, tramite 20 sessioni identiche, al riconoscimento di uno stimolo luminescente nascosto in un labirinto predisposto ad hoc per l’esperimento. Trascorsi i giorni successivi al processo “formativo”, i biologi hanno misurato l’apprendimento dell’informazione e la ritenzione della memoria.

Al crescere delle temperature, calano apprezzabilmente le prestazioni cognitive: i pesci dei gruppi con temperature dai 30 ai 32 °C non rammentano più il tragitto da percorrere nel labirinto. Oltre i 34°C, potrebbero perfino morire. «L’orientamento è una competenza fondamentale per la sopravvivenza – ha commentato Ana Carolina Luchiari, una delle autrici dello studio, in un’intervista al New York Times –. Assumere decisione nell’ambiente naturale è qualcosa che ogni animale è chiamato a fare quotidianamente: se si decide male, la probabilità di esposizione ai rischi sale».

Ma non solo. Nei nostri oceani – tra acidificazione, anossia e sbiancamento dei coralli – stanno lievitando i fattori di stress. E i pesci damigella, a dispetto delle dimensioni ridotte e della simpatica livrea, devono far fronte ad habitat mutevoli. Si spiega così la loro aggressività e la territorialità: è un tentativo di difendere le alghe di cui vanno assai ghiotti. La perdita di memoria potrebbe spianare la strada a predatori più aggressivi con una evidente alterazione degli equilibri ecosistemici. Il caldo estremo, insomma, minaccia la maggioranza delle forme di vita del pianeta. Anche gli esseri umani.