Martedì 2 giugno 2026, il Palco Centrale del BrodettoFest di Fano ha ospitato un talk show che ha lasciato il segno: “In Profondità: Quali segreti nascondono i nostri fondali marini?” — un pomeriggio di scienza, dati e riflessioni urgenti sul futuro del nostro mare.


Un deserto che non esiste
L’incontro si è aperto con la proiezione di “Deserti Abitati – Un viaggio tra i granelli di sabbia”, documentario di 20 minuti diretto da C. Valerio e D. De Benedictis (con la consulenza scientifica del Prof. C. Cerrano dell’Università Politecnica delle Marche), già selezionato per il festival Cinemambiente di Torino.
Il messaggio centrale è un paradosso affascinante: i fondali sabbiosi, che a prima vista sembrano deserti silenziosi, sono in realtà metropoli sommerse brulicanti di vita. Una biodiversità straordinaria, spesso invisibile, che rischiamo di perdere senza nemmeno rendercene conto.
Cinquecento studenti in prima linea
A seguire, Fano Università del Mare ha presentato i risultati di Adriatic Conservancy, un progetto di educazione ambientale che ha coinvolto oltre 500 studenti delle scuole superiori di Marche e Umbria in attività di monitoraggio costiero sul campo.
I ragazzi hanno applicato protocolli scientifici reali: catalogazione dei rifiuti con l’app Clean Swell, mappatura della biodiversità con iNaturalist, analisi della qualità delle acque con il programma Guardiani delle Acque. Citizen science autentica, non esercizi scolastici.

Le coste italiane? Quasi tutte costruite
Il direttore scientifico del progetto, Gianfranco Rossi, ha aperto gli occhi al pubblico con una cifra scomoda: su ottomila chilometri di coste italiane, la grande maggioranza è ormai edificata. Autostrade, ferrovie e stabilimenti balneari hanno sostituito le dune, la vegetazione e gli ecosistemi naturali che un tempo le caratterizzavano.
La regione Marche è seconda solo alla Liguria per percentuale di costa antropizzata: quasi la metà del litorale è stata trasformata dall’uomo. Il monitoraggio decennale di Adriatic Conservancy — condotto sulle spiagge del Parco San Bartolo, del Parco del Conero e della Riserva Naturale della Sentina — ha documentato negli ultimi anni un drastico calo della biodiversità.
La proposta non è eliminare il turismo balneare, ma garantire zone libere dall’impatto umano per permettere agli ecosistemi di respirare e riprendersi.

Il Fratino, sentinella di un ecosistema in crisi
La naturalista e ornitologa Sara Ridolfi ha confermato questi dati con le sue osservazioni dirette sul campo. Nei quadranti monitorati con il protocollo Mac Emerso, le specie sono quasi scomparse: sabbia vuota, o al più alghe verdi aliene.
Il caso simbolo è il Fratino (Charadrius alexandrinus), un piccolo uccello che nidifica a terra, con uova e pulcini esposti al calpestio, ai mezzi meccanici e ai predatori. La sua presenza — o assenza — è un indicatore preciso dello stato di salute dell’intero ecosistema costiero. La popolazione è in forte calo, ma qualche segnale positivo arriva: grazie al lavoro di volontari e associazioni, una piccola colonia è apparsa per la prima volta a Pesaro, dopo quelle già note di Senigallia, Marotta e Fano.


La plastica che finisce nei nostri piatti
Sara Cerri, studentessa di biologia marina dell’Università Politecnica delle Marche, ha chiuso il cerchio affrontando il tema più concreto e quotidiano: i rifiuti. Nelle raccolte effettuate con gli studenti sulle spiagge di Pesaro, Fano, Ancona e Civitanova Marche, il copione si ripete sempre uguale: accendini, mozziconi, salviettine monouso, frammenti di cassette di polistirolo per il pesce, e persino pneumatici, scarpe e coperte — rinvenuti anche in aree protette come la Sentina, dove i veicoli sono vietati.
Particolarmente insidiose sono le calze per la mitilicoltura: le reti degli allevamenti di cozze si spezzano, arrivano in spiaggia e intrappolano la fauna marina. Tutto questo materiale si degrada lentamente in microplastiche, risalendo la catena alimentare fino ad arrivare, inevitabilmente, sulle nostre tavole.
La soluzione? Smaltimento corretto, alternative biodegradabili e una dose di consapevolezza: tutto ciò che gettiamo a terra può finire in mare attraverso tombini e scarichi.


Un appello che non si può ignorare
L’incontro — seguito da un pubblico numeroso e attento — si è concluso con un appello collettivo. L’obiettivo europeo “30 per 30”(proteggere il 30% del territorio entro il 2030) è raggiungibile, ma richiede volontà politica reale e fondi adeguati. Parchi come San Bartolo e la Sentina esistono sulla carta, ma sono privi di risorse e personale: pieni di rifiuti, poveri di vita.

Ognuno di noi può fare la sua parte: scegliere pesce da pesca sostenibile, ridurre i monouso, pretendere che le leggi ambientali vengano fatte rispettare.
Perché conservare le poche aree naturali rimaste non è solo una questione ecologica — è anche una scelta di qualità della vita, per noi e per chi verrà dopo.

