La grande cecità climatica

La letteratura come chiave per comprendere la crisi del nostro tempo

Riflessioni e spunti emersi dal primo incontro del ciclo Voci della terra e del mare dedicato al libro di Amitav Ghosh

Voci della terra e del mare – Rileggere i grandi libri della natura
Amitav Ghosh, La grande cecità. Clima, narrazione e oceano nell’Antropocene
Fano, Circolo Bianchini – Santa Maria del Gonfalone
30 gennaio 2026, ore 17.30

L’incontro si è inserito nel ciclo Voci della terra e del mare, un percorso di lettura e riflessione dedicato ai grandi testi che interrogano sul rapporto tra umanità, natura e crisi ecologica. Al centro della serata, il saggio La grande cecità di Amitav Ghosh, proposto come chiave interpretativa per affrontare il tema del cambiamento climatico da una prospettiva non solo scientifica o politica, ma anche culturale e narrativa.

Attraverso la letteratura, il dibattito ha messo in luce la difficoltà collettiva di riconoscere pienamente la portata della crisi climatica e le sue conseguenze sul presente e sul futuro, aprendo uno spazio di riflessione che lega i fenomeni ambientali alle esperienze concrete delle persone e alle responsabilità della società contemporanea.

Nel corso dell’incontro è emerso con forza il concetto di “grande cecità”, inteso come l’incapacità diffusa di percepire fino in fondo un fenomeno tanto esteso, complesso e globale quale il cambiamento climatico. Proprio la sua dimensione planetaria e la sua progressività rendono difficile riconoscerne l’urgenza, comprenderne la pericolosità e, soprattutto, reagire in modo adeguato.

La riflessione ha evidenziato come i cambiamenti climatici non incidano esclusivamente sugli equilibri ambientali, ma tocchino aspetti centrali della vita contemporanea: la libertà dell’agire umano, le possibilità di scelta nel presente e le prospettive delle generazioni future. In questo senso, la crisi climatica è stata letta non solo come una questione scientifica o tecnica, ma come un problema profondamente culturale, etico e sociale.

Particolare attenzione è stata dedicata allo sguardo di Amitav Ghosh, che intreccia analisi teorica ed esperienza personale, attingendo al vissuto quotidiano di contesti urbani complessi come Mumbai. Questo approccio narrativo consente di superare il dibattito astratto e polarizzato, spesso confinato tra posizioni ideologiche contrapposte, riportando il tema del clima all’interno delle vite reali, dei racconti individuali e delle esperienze concrete di chi subisce quotidianamente gli effetti della crisi.

Il dialogo ha trovato un forte legame con l’attualità, richiamando eventi sempre più frequenti come frane, dissesti idrogeologici e fenomeni estremi, interpretati come segnali di un processo destinato a intensificarsi nel tempo e a coinvolgere, seppur con modalità diverse, tutti i territori del pianeta. È emersa così una riflessione sulla responsabilità collettiva: non solo quella legata alle azioni umane che contribuiscono alla crisi, ma anche – e forse soprattutto – quella derivante dall’inazione e dalla mancata presa di coscienza.

A chiusura dell’incontro è stato sottolineato come le conseguenze del cambiamento climatico colpiscano in modo diseguale, gravando in maniera sproporzionata sui soggetti più fragili e sulle comunità più esposte. In questo quadro, la letteratura è stata indicata come uno strumento essenziale per rendere visibili queste disuguaglianze, dando voce a ciò che spesso rimane ai margini del discorso pubblico.

Il primo appuntamento di Voci della terra e del mare ha così aperto un percorso di confronto che intende utilizzare i grandi libri della natura per stimolare consapevolezza, responsabilità e partecipazione, mostrando come la narrazione possa diventare un mezzo fondamentale per comprendere e affrontare le sfide ambientali del nostro tempo.

L’incontro è stato animato dal contributo di Roberto Danovaro, ecologo dell’Università Politecnica delle Marche, che ha guidato la riflessione sui temi sollevati da La grande cecità di Amitav Ghosh, mettendo in dialogo narrazione letteraria e crisi ambientale. La discussione, moderata dallo storico Marco Labbate, è stata arricchita dalle letture di Corrado Capparelli, che hanno restituito al pubblico la forza evocativa del testo, favorendo un confronto partecipato e consapevole.

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